Confesso che, fino a poco tempo fa, tutto quello che sapevo di Lorenzo Mascheroni (1750-1800) è che il suo nome compare a fianco di quello di Leonhard Euler nel nome della costante nota come
gamma. Fino a quando, in modo del tutto casuale, mi sono imbattuto, sul
sito EPFL del prof. Manuel Ojanguren, nella "poesia scherzevole"
Al reverendo signor curato di San Cassiano in cui, con fine ironia, il matematico Bergamasco stigmatizzava l'atteggiamento bigottamente antiscientifico di tale don Antonio Serughetti:
Ho quindi cercato di colmare almeno un po' la mia ignoranza; in particolare mi è venuto in aiuto l'interessante articolo
Mascheroni, matematico, poeta e cittadino, del
prof. Luigi Pepe, pubblicato nel 1999 sul
Bollettino dell'Unione Matematica Italiana e disponibile online
qui. Il breve saggio ripercorre la breve vita del matematico e letterato, sacerdote (per un po'), professore e poi rettore a Pavia, membro del Gran Consiglio della Repubblica Cisalpina, spentosi inaspettatamente a Parigi nel 1800, cinquantenne, mentre si apprestava ad approvare l'introduzione del sistema metrico decimale. Come matematico, oltre che per la costante
gamma, Mascheroni viene ricordato principalmente per la sua
Geometria del compasso, dedicata
a Bonaparte l'italico, in cui mostrò come ottenere con il solo compasso (e quindi senza la riga) tutta una serie di costruzioni geometriche classiche. Mascheroni ebbe effettivamente modo di illustrare di persona il contenuto del libro a a Napoleone il quale, si dice, ne fece sfoggio con Laplace e Lagrange. Tra l'altro, qualcuno attribuisce al matematico bergamasco anche la paternità del celebre
Teorema di Napoleone, uno dei pochi risultati degni di nota della geometria classica posteriori a Euclide.
La più nota composizione del Mascheroni poeta è
L'invito a Lesbia Cidonia, "poesia scientifica" volta ad illustrare i pregi di Pavia e della sua università alla poetessa Paolina Secco Suardo Grismondi di Bergamo, aka Lesbia Cidonia. Ma non va dimenticata
La geometria.
Al Mascheroni Vincenzo Monti dedicò la cantica
In morte di Lorenzo Mascheroni, nota anche come
Mascheroniana, in cui, alla maniera dantesca, narrò il suo viaggio ultraterreno verso un cielo dominato dalla figura di Napoleone.