Le mie letture matematiche si sono un po' diradate. Non saprei nemmeno dire perché. Dall'estate scorsa ho impilato sulla scrivania, accanto al mio vetusto iMac, i libri di cui avrei voluto parlare qui. Di alcuni, a dire il vero, ricordo pochino. Comunque, eccoli.
- La seconda prova, di Pietro Minto. Ne ho già parlato, fin troppo.
- Mappematica. Come navigare il mondo attraverso i numeri, di Paulina Rowinska. Matematica e geografia: un connubio certamente stuzzicante. Il libro mi ha certamente reso più simpatico un campo dello scibile a cui, forse anche grazie a un insegnante liceale non proprio impeccabile, non avevo mai prestato particolare interesse. Ma non mi ricordo granché del suo contenuto, e non so se questo è un buon segno.
- Quando il futuro sarà storia. Una raccolta di lezioni e conferenze di J. Robert Oppenheimer uscita in un momento in cui, grazie alla grandiosa pellicola diretta da Christopher Nolan, anche una raccolta di liste della spesa del fisico americano avrebbe avuto il suo mercato.
- Euler's pioneering equation, di Robin Wilson. I primi cinque capitoli sono dedicati rispettivamente a 1, 0, pi greco, e, i. E l'ultimo alla straceleberrima equazione che li lega. Un bel libretto, non c'è che dire.
- Mathematicians don't work with numbers, di Richard Poulo. Tanti brevi capitoli dedicati a un sacco di argomenti, tutti ipersemplificati, per cercare di mostrare ad un pubblico più vasto possibile di che cosa si occupa il matematico. Tentativo senz'altro encomiabile, ma... ho cercato di immedesimarmi nel lettore che non conosce già quasi tutto, ricavandone l'impressione che non ci avrei capito quasi nulla. E comunque sì, i matematici di regola non lavorano con i numeri (al limite sui numeri); provare per credere (tipo al momento di splittare il conto al ristorante...).
- Nel segno di Thot, di Alessandro Magrini. Dedicato alla storia dei simboli che rappresentano i numeri. Ho letto con particolare interesse il capitolo dedicato a Gerberto D'Aurillac, di cui, a parte il fatto che è stato papa a cavallo tra il I e il II millennio, non sapevo quasi nulla.
- Dottor No, di Percival Everett. Premio Pulitzer 2025 per James (una rilettura dal punto di vista di Jim dell'Huckleberry Finn di Mark Twain, che mi sto preparando a leggere), si tratta di un divertissement in cui un miliardario un po' alla Elon Musk si dà da fare per trasformarsi in un cattivo bondiano (alla Dr. No, appunto), ingaggiando un logico esperto del "nulla" per rubare il "nulla" custodito nel caveau di Fort Knox. A rendere un po' difficoltosa la lettura è l'intraducibilità di alcuni giochi di parole basate sul termine nothing, che nell'originale rendono più ambiguo il significato di alcune espressioni. Le citazioni matematiche, anche abbastanza raffinate, abbondano, a partire del nome di una delle protagoniste, Eigen Vector ("eigenvector" è un termine tedesco che per qualche motivo è stato adottato dalla lingua inglese; letteralmente significa "vettore proprio", anche se in italiano l'espressione corretta dovrebbe essere autovettore).
- Paura della matematica, di Peter Cameron. Il titolo è ripreso da uno dei racconti che compongono questa breve antologia, imperniato sul rapporto tra una studentessa in procinto di iscriversi ad un MBA allo Columbia, la sua famiglia e il professore che le dà ripetizioni di matematica. Di Cameron ho appena letto anche l'inquietante Cose che succedono la notte, di cui Martin Scorsese sta girando un adattamento per Netflix.
