domenica 10 ottobre 2021

Un Mozart aureo?

 

Sono stati in molti, l'ho già scritto, a scandagliare la musica per mezzo della sezione aurea, o addirittura a utilizzarla esplicitamente all'interno delle composizioni (vedi ad es. qui e qui). Nel suo articolo The Golden Section and the piano Sonatas of Mozart (leggibile qui; JSTOR non permette lo scaricamento, ma concede 100 visualizzazioni mensili gratuite), il matematico e insegnante statunitense John Putz prende in esame alcune Sonate per pianoforte del genio salisburghese, indagando il rapporto numerico tra le durate della prima parte (l'esposizione), di durata $a$, e la seconda (sviluppo e ricapitolazione), di durata $b$. Un grafico a dispersione (scatter plot) delle variabili $a$ e $b$ rivela un'intrigante regolarità:

Tale regolarità sembra ancor più evidente utilizzando le variabili $b$ e $a+b$:

In entrambi i casi, la crescita sembra piuttosto lineare, e una semplice regressione rivela un coefficiente angolare molto vicino a $\varphi=\frac{1}{\phi}=1-\phi \cong 0.62$ (nel primo caso $0.6260$, nel secondo $0.6091$). Sembrerebbe quindi che Mozart, che una certa propensione per la matematica effettivamente l'aveva, abbia più o meno consapevolmente abbellito alcune sue composizioni impiegando la sezione aurea. Ma è lo stesso Putz a metterci in guardia, da un lato mostrandoci come vincoli ragionevoli sulle durate $a$ e $b$ non conducano lontano da $\frac{a}{b}=\varphi$, dall'altro insegnandoci come "barare" per mezzo della relazione, valida se $0\le a \le b$,
$$
\left| \frac{b}{a+b}-\varphi \right| \le \left| \frac{a}{b}-\varphi \right|
$$

che ci suggerisce che, per convincere il pubblico del fatto che il rapporto tra due grandezze $a$ e $b$ è aureo, converrà sempre esibire $\frac{b}{a+b}$ piuttosto che $\frac{a}{b}$.
 

sabato 2 ottobre 2021

Lo zio Giuseppe

... ossia Giuseppe Peano, zio, anzi prozio, di Lalla Romano, fa la sua comparsa nel "romanzo di formazione" Una giovinezza inventata, dove l'autrice descrive la sua malinconica educazione sentimentale e artistica nella Torino degli anni '20. L'ho appena terminato; è un po' lontano dalle mie letture abituali, e quindi non credo di avere gli strumenti per parlarne con cognizione di causa.
Sono un po' più a mio agio, invece, con il fascicoletto Giochi di aritmetica e problemi interessanti, che ho acquistato a un'asta online (ma che si può scaricare, in una riedizione Sansoni uscita una quarantina di anni fa, a questo indirizzo). Pubblicato nel 1923, e destinato agli insegnanti delle scuole elementari, contiene una collezione di problemini, da cui traspaiono qua e là l'arguzia e la cultura del matematico e glottoteta torinese, figura fondamentale della matematica a cavallo tra XIX e XX secolo, i cui assiomi per la definizione dei numeri naturali fanno spesso capolino anche all'interno dei percorsi liceali. 
Alcuni dei problemi posti sono dei veri e propri evergreen, ad esempio

oppure anche il meno elementare

(reso popolare da Lewis Carroll), e anche il celebre

 
Interessante (e lapidaria) è infine la conclusione, che mostra come lo zio Giuseppe avesse a cuore la qualità dell'insegnamento, fin dal livello più basso (e, nel contempo, anche il benessere dell'insegnante):