Ogni volta che riscontro negli allievi difficoltà nel calcolo numerico elementare (le caselline, per intenderci) mi torna alla mente uno dei più celebri racconti di Isaac Asimov (1920-1992), intitolato nella traduzione italiana Nove volte sette (il titolo originale, forse più suggestivo, è The feeling of power). Tipico esempio della cosiddetta "fantascienza sociale", esso narra di una mondo dove il calcolo è completamente affidato alle macchine, e degli stravolgimenti causati dalla riscoperta dell'aritmetica elementare (ribattezzata "grafitica") da parte di un tecnico di infimo livello. Non dirò di più, per non guastare il piacere della lettura a chi ancora non lo conoscesse (il racconto è reperibile, ad esempio, nell'eccellente antologia Racconti Matematici, oppure è leggibile qui nella versione originale).mercoledì 20 febbraio 2008
Progetto 63
Ogni volta che riscontro negli allievi difficoltà nel calcolo numerico elementare (le caselline, per intenderci) mi torna alla mente uno dei più celebri racconti di Isaac Asimov (1920-1992), intitolato nella traduzione italiana Nove volte sette (il titolo originale, forse più suggestivo, è The feeling of power). Tipico esempio della cosiddetta "fantascienza sociale", esso narra di una mondo dove il calcolo è completamente affidato alle macchine, e degli stravolgimenti causati dalla riscoperta dell'aritmetica elementare (ribattezzata "grafitica") da parte di un tecnico di infimo livello. Non dirò di più, per non guastare il piacere della lettura a chi ancora non lo conoscesse (il racconto è reperibile, ad esempio, nell'eccellente antologia Racconti Matematici, oppure è leggibile qui nella versione originale).giovedì 17 gennaio 2008
Stuzzichini
Gia, "stuzzichini". È il termine che Albrecht Beutelspacher (ho già parlato di lui) utilizza per descrivere i 51 capitoletti che compongono il suo libro Matematica da tasca - Dall'abaco allo zero (edito in italiano da Ponte alle Grazie). Si tratta di brevi interventi, due o tre pagine al massimo, che in rigoroso ordine alfabetico abbracciano gli argomenti più disparati della materia, senza entrare nei particolari ma fornendo elementi a sufficienza per suscitare una certa curiosità.Più che di un'opera divulgativa si tratta quindi di una sorta di "dépliant pubblicitario" per la matematica, scritto nella speranza che questo o quel tema possa risvegliare l'interesse del lettore occasionale, invogliandolo magari ad andare alla ricerca di testi più impegnativi o, perché no, ad intraprendere studi matematici.
domenica 6 gennaio 2008
Num3ri in TV
Tra le serie TV "figlie" del popolarissimo C.S.I. , la più interessante dal mio punto di vista non può che essere Numb3rs. Prodotta dai fratelli Ridley e Tony Scott (i registi, rispettivamente, di Blade Runner e Top Gun) e trasmessa negli stati uniti dal network CBS, essa narra le gesta di due fratelli: l'agente speciale Don Eppes (Rob Morrow) e il fratello Charlie (David Krumholtz), matematico di fama mondiale assoldato quale consulente dall'FBI, il quale collabora alle indagini applicando le più svariate tecniche del suo repertorio matematico. Anche se tale aspetto viene spesso liquidato in modo superficiale (una serie TV deve, dopotutto, "vendere"...), la produzione si avvale di un team di esperti che garantiscono la plausibilità di quanto viene raccontato: a questo proposito, segnalo il libro Solving crimes with mathematics: The numbers behind Numb3rs, scritto a 4 mani da uno di tali esperti (Gary Lorden) e da Keith Devlin, matematico e divulgatore statunitense di chiara fama.Al di là degli aspetti matematici, posso dire che si tratta di una serie godibile e ben interpretata. Attualmente essa viene trasmessa dalla TSI nella fascia preserale, ed è disponibile il cofanetto in italiano con i 13 episodi della prima stagione. Negli USA la programmazione è giunta alla quarta stagione, sospesa al momento a causa dello sciopero degli sceneggiatori che sta tenendo in scacco il settore televisivo.
Un solo appunto: alcuni accenni fatti nel corso degli episodi fanno intuire come nemmeno in questo caso gli autori siano riusciti a staccarsi completamente dal cliché del "matematico con qualche problema psichico". Era proprio necessario?
giovedì 13 dicembre 2007
La matematica a teatro
Giusto una settimana fa, ho assistito alla performance teatrale dell'onnipresente Piergiorgio Odifreddi dal titolo Matematico e impertinente (titolo ripreso dalla rubrica su Le Scienze e da un libro pubblicato qualche anno fa). Si tratta di un esperimento interessante e certamente gradevole, molto curato nella forma ma dai contenuti forse un po' troppo diluiti. In circa 6300 secondi (scanditi implacabilmente da un timer rivolto verso la sala) Odifreddi si sofferma su alcuni aspetti della storia e della filosofia della matematica, senza entrare troppo nel dettaglio (il lavoro è diretto al grande pubblico) e senza risparmiare i consueti strali (peraltro un po' spuntati, stavolta) all'indirizzo della chiesa di papa Ratzinger. L'impertinente matematico si concede inoltre la presenza di un'avvenente assistente (in stile "velina", anche se poi ironizza sull'aplomb del "matematico italiano") che gli si dimena intorno producendosi infine in un suggestivo nudo integrale, comunque velato e funzionale alla coreografia grazie ad un gradevole gioco di luci e colori.Tutto sommato, una serata piacevole, anche se Odifreddi è un divulgatore più efficace quando il suo spazio di manovra è maggiore: recitando a copione, la sua verve risulta troppo ingabbiata. Per apprezzare appieno le sue doti consiglierei piuttosto i suoi libri (ad esempio La matematica del 900, pubblicato da Einaudi) oppure i suoi racconti radiofonici (di 20 puntate ciascuno) Chi ha ucciso Fermat e Vite da logico, ascoltabili sul sito di Radio 2 RAI.
domenica 14 ottobre 2007
La statistica
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
Il geniale Trilussa fornisce la sua interpretazione della statistica descrittiva, e degli abusi che se ne fanno.
Mai sentita l'espressione "con la statistica si può dimostrare tutto e il contrario di tutto"? In effetti, tutti i torti non li ha, anche se andrebbe modificata in "abusando della statistica si può dimostrare ecc. ecc.". L'abuso può essere dovuto sia a manipolazioni volontarie, sia all'ignoranza dei delicati meccanismi che stanno alla base di questa importante branca della matematica. Un interessante articolo in proposito è stato pubblicato nel numero di Ottobre 2007 della rivista Le scienze, dal titolo L'equazione più pericolosa (la versione inglese, apparsa su American Scientist, è leggibile online qui). In esso si mostra come trascurando la dimensione di un campione di dati osservati si possa giungere spesso a conclusioni totalmente errate (dal momento che per piccoli campioni la variabilità è estremamente alta).
Per quanto riguarda gli abusi dovuti a manipolazioni volontarie, forse può bastare la citazione "il 97,2% dei dati statistici usati a scopo argomentativo è totalmente inventato" (eheheh...)
Mai sentita l'espressione "con la statistica si può dimostrare tutto e il contrario di tutto"? In effetti, tutti i torti non li ha, anche se andrebbe modificata in "abusando della statistica si può dimostrare ecc. ecc.". L'abuso può essere dovuto sia a manipolazioni volontarie, sia all'ignoranza dei delicati meccanismi che stanno alla base di questa importante branca della matematica. Un interessante articolo in proposito è stato pubblicato nel numero di Ottobre 2007 della rivista Le scienze, dal titolo L'equazione più pericolosa (la versione inglese, apparsa su American Scientist, è leggibile online qui). In esso si mostra come trascurando la dimensione di un campione di dati osservati si possa giungere spesso a conclusioni totalmente errate (dal momento che per piccoli campioni la variabilità è estremamente alta).
Per quanto riguarda gli abusi dovuti a manipolazioni volontarie, forse può bastare la citazione "il 97,2% dei dati statistici usati a scopo argomentativo è totalmente inventato" (eheheh...)
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