Alan Moore non è stato l'unico fumettaro a farsi affascinare dalle "dimensioni aggiuntive". Leggendo la nuova edizione degli Incubi di provincia, raccolta di brevi storie "di nicchia" di quel geniaccio del fumetto che è stato Franco Bonvicini alias Bonvi (ricordate? Le Sturmtruppen, Nick Carter, le Cronache del dopobomba, le Storie dello spazio profondo, Cattivik, Marzolino Tarantola) mi sono imbattuto nel racconto Seezza della Quasità, dove il fortuito ripiegamento di una sorta di origami (come quello della casa nuova di Heinlein) origina uno squarcio nello spaziotempo che avrà conseguenze inimmaginabili per l'intero genere umano. Seezza e Quasità sono i nomi attribuiti alla quarta e alla quinta dimensione, dopo altezza, lunghezza e larghezza.
Bonvi attribuisce l'idea originale a un certo W. S. Trevis, di cui inizialmente non ho trovato traccia online. In realtà si tratta di Walter Stone Tevis, autore americano il cui romanzo forse più famoso, The Queen's Gambit è stato recentemente (ben) trasposto da Netflix nella miniserie La regina degli scacchi (ma ha scritto pure L'uomo che cadde sulla terra, Lo spaccone e il seguito Il colore dei soldi). Del racconto originale, The Ifth of Oofth, pubblicato nell'aprile del 1957 su Galaxy Science Fiction, Bonvi mantiene l'idea originale, in un'ambientazione un po' più "calda", dove gli insipidi protagonisti sono rimpiazzati dal biondo alter ego dell'autore e dall'Enrichetta, anzi Giovanna, di turno.
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venerdì 26 febbraio 2021
Seezza & Quasità
sabato 13 agosto 2011
"Esiste la quarta dimensione?"
" 'sore, esiste la quarta dimensione?" - chissà quante volte me lo sono sentito chiedere nel corso di qualche lezione, a proposito o a sproposito. Spesso abbocco, e riservo qualche minuto (o anche di più) all'argomento, iniziando solitamente dal significato che il verbo esistere assume in questo contesto. Poi, a beneficio degli studenti scettici sul fatto di poter dare un senso a qualcosa che non riusciamo a vedere (o forse traviati dalla banale geometria bi- e tridimensionale che propiniamo al Liceo), cerco di procedere per analogia ("alla Abbott"), descrivendo innanzitutto la percezione del mondo tridimensionale che potrebbe avere un essere confinato a due sole dimensioni. Oppure, pragmaticamente ("alla Von Neumann"), menziono qualche fenomeno su cui l'introduzione di dimensioni aggiuntive ha permesso di far luce.
Il libro La quarta dimensione di Rudy Rucker, recentemente tradotto da Adelphi, rappresenta un'ottima introduzione alla tematica delle dimensioni superiori. Rucker, matematico, filosofo, autore di punta del movimento cyberpunk (sua è la celebrata tetralogia -ware), attinge al suo enciclopedico bagaglio culturale per costruire un discorso che inizia con le già citate analogie, prosegue in modo leggermente più tecnico con alcune ipotesi sulla forma dello spazio e conclude con la sua personalissima nozione di realtà, con un discorso che si fa vieppiù filosofico (tra l'altro, Rucker è pro- pro- pronipote di Hegel).
Si tratta di un libro affascinante, sempre in bilico tra geometria e filosofia, che consiglierò senza riserve ai prossimi studenti che mi porranno la fatidica domanda.
mercoledì 25 giugno 2008
Verso l'Alto, non verso il Nord
Il titolo di questo post rappresenta la frase più emblematica del "Racconto fantastico a più dimensioni" Flatlandia (traduzione così così dell'originale Flatland), pubblicato nel 1884 dal religioso inglese Edwin A. Abbott (1838-1926). Nelle intenzioni dell'autore, l'opera è nel contempo una satira sulla società dell'epoca vittoriana e un'introduzione al concetto di dimensione in senso matematico, scritta nel periodo in cui lo studio degli spazi di dimensione superiore stava schiudendo la porta a nuove e rivoluzionarie scoperte in matematica e in fisica (si pensi, ad esempio, alle teorie einsteiniane della relatività). Il racconto è una sorta di diario di un abitante quadrato di un mondo bidimensionale, il quale da un lato sogna mondi a zero e a una dimensione ("Pointlandia" e "Linelandia") e dall'altro viene condotto da una sfera nel suo mondo tridimensionale (la "Spacelandia"), fallendo però nel suo tentativo di propagare la rivelazione della tridimensionalità tra i suoi simili (la frase del titolo riguarda proprio questo: l'"Alto" ha senso solo per chi ragiona in 3D!). Scritto più di un secolo fa, il libro è ancora perfettamente leggibile ed attuale (specie per gli aspetti geometrici), e ragionando per analogie ci fa riflettere su un concetto chiave della geometria moderna, dandoci i mezzi per immaginare quali potrebbero essere le caratteristiche di uno spazio a 4 o più dimensioni.In italiano il testo è edito da Adelphi oppure leggibile gratuitamente qui. Qui, invece, è disponibile la versione originale inglese.
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