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giovedì 22 aprile 2010

QED #1 - Il Libro

Solitamente, in un'opera di matematica i risultati più notevoli vengono espressi sotto forma di Teoremi. E ad ogni teorema corrisponde un'accurata dimostrazione. Attraverso le dimostrazioni è quindi possibile percorrere la via che dagli assiomi (le "verità fondamentali", punto di partenza di ogni teoria matematica) conduce fino ai risultati più spettacolari ed inattesi.
Didatticamente, questo modo di procedere può però risultare un po' ingannevole: l'allievo distratto o il lettore occasionale potrebbero ricavare l'impressione che in matematica vi sia sempre una "via maestra" che conduce invariabilmente al risultato voluto. Le dimostrazioni, con la loro eleganza formale, non rendono conto del cammino reale effettuato, che è spesso tortuoso e irto di ostacoli inattesi. Il lavoro del matematico è senz'altro più "sporco" di quanto mostrino le opere finite: solitamente, solo in un secondo tempo (e magari da altri autori) un percorso di ricerca viene condensato in modo sintetico ed elegante.
Già, elegante. Col tempo, il matematico sviluppa un vero e proprio senso estetico per le dimostrazioni. Paul Erdös, di cui ho parlato nei due post precedenti, asseriva che Dio (il "Sommo Fascista", nella sua terminologia) possiede un libro in cui sono riportate le dimostrazioni più belle. Aggiungeva, inoltre, che il matematico non è tenuto a credere in Dio, ma nel libro sì.
Negli ultimi anni della sua vita, su suggerimento di Martin Aigner e Günter Ziegler, Erdös si mise addirittura all'opera per compilare un'approssimazione del "Libro". Purtroppo non riuscì a completare il lavoro, ma il volume fu comunque terminato dai suoi due collaboratori e uscì nel 1998 con il titolo di Proofs from THE BOOK. Il risultato è un vero e proprio "scrigno del tesoro" (forse un po' parziale nei contenuti, che riflettono gli interessi di Erdös), che presenta un gran numero di dimostrazioni affascinanti, spaziando dalla teoria dei numeri alla geometria, per poi passare all'analisi e all'ambito combinatorio. Il primo capitolo si apre (era quasi obbligatorio) con la celebre dimostrazione di Euclide del fatto che i numeri primi sono infiniti (altre cinque dimostrazioni, più recenti, sono incluse), e nei capitoli successivi troviamo altri Classici, come il Postulato di Bertrand, l'irrazionalità di pi greco, la Formula di Eulero per i grafi planari, il metodo della diagonale di Cantor nonché numerose applicazioni del principio dei cassetti e di quello del doppio conteggio.
Essendo un'approssimazione del Libro, l'opera di Aigner e Ziegler è una sorta di work in progress: noto che nelle successive revisioni alcune dimostrazioni contenute nella prima edizione (che ho acquistato anni fa) sono state tolte ed altre sono state aggiunte (l'operazione mi sembra un po' discutibile, ed invita quasi a procurarsi il libro, peraltro costosetto, con metodi un po' "grigi"). In italiano è disponibile la terza edizione, a cura del "matematico di Alinghi" Alfio Quarteroni.

lunedì 12 aprile 2010

My mind is open - 2

Sulla vita di Paul Erdös il regista G.P. Csicsery ha realizzato nel 1993 il documentario N is a number. Su YouTube esso è visionabile per intero (almeno fino a quando non lo toglieranno...). Eccone la prima parte:

Il seguito è visibile qui: parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6, parte 7, parte 8, parte 9.

domenica 11 aprile 2010

My mind is open

Paul Erdös (1913-1966) è stato sicuramente un Protagonista della matematica del '900. Geniale ed eccentrico, lavorò soprattutto nell'ambito della matematica discreta, dando un impulso fondamentale ai campi della combinatoria estrema e della teoria di Ramsey (che si occupano dello studio dell'estensione minima di un insieme i cui elementi devono esibire una determinata proprietà).
Più che per le sue ricerche matematiche, Erdös è però noto fra i non specialisti per il suo singolare stile di vita: tutto ciò che lui possedeva trovava posto in una sola valigia, con la quale si spostava incessantemente da un istituto di ricerca all'altro, ospitato da colleghi ai quali in cambio metteva a disposizione il suo talento e le sue geniali intuizioni ("my mind is open" era, pare, la frase con la quale si presentava alla loro porta). In effetti, per Erdös il "fare matematica" era un'attività prevalentemente sociale: la maggior parte dei 1475 "papers" da lui prodotti (che fanno di lui il secondo matematico più prolifico di sempre dopo Leonhard Euler) furono scritti in collaborazione. Ciò ha originato, nel folklore matematico, il concetto di "numero di Erdös": a un determinato autore viene assegnato il numero 1 se ha collaborato direttamente con Erdös su un articolo, ai collaboratori dei collaboratori viene assegnato il numero 2, e così via (in termini matematici, si tratta della distanza da Erdös sul grafo delle collaborazioni). L'Università di Oakland ha dedicato un interessante sito all'argomento, dal quale risulta che un "numero di Erdös" basso è spesso associato a ricercatori di grande importanza.
Singolare era pure il linguaggio con cui Erdös si esprimeva: chiamava "epsilon" i bambini, "capi" le donne e "schiavi" gli uomini, definiva "morto" un matematico che aveva smesso di far ricerca (saluti dall'aldilà, quindi), e Dio era "il Sommo Fascista" che gli teneva nascoste le dimostrazioni più belle. Per il suo epitaffio, aveva suggerito la frase "ho finalmente smesso di diventare più stupido".
La vita di Paul Erdös, con qualche approfondimento sulla sua attività matematica, è ben raccontata nel bel libro "L'uomo che amava solo i numeri" (edito in Italia da Mondadori), del giornalista statunitense Paul Hoffmann.