Su Topolino 1068 (uscito in edicola il 16 maggio del 1976), uscì la storia Zio Paperone e l'insegnamento di Sissa, (ottimamente) disegnata da Guido Scala, in cui lo sceneggiatore Gian Giacomo Dalmasso utilizzò come espediente narrativo la "leggenda degli scacchi" per costruire un racconto decisamente godibile nella sua sconclusionatezza, in cui il "raddoppio" già citato da Dante nel Paradiso (Canto XXVIII, vv. 91-93) viene dapprima spiegato dai (sempre saccenti) nipotini e poi sfruttato a vantaggio dapprima di Paperino (che comunque finirà per essere, come sempre, gabbato) e soprattutto dal facoltoso zione. Un fumetto d'altri tempi, istruttivo e scritto con un italiano decisamente aulico per gli standard odierni (non so in quanti, tra i miei allievi liceali, comprenderebbero senza ricorrere al cellulare vocaboli come "vilipendio", "ubertoso", "mercede" o "malnato"). Tra l'altro, in una vignetta Dalmasso fa uso anche del termine "fantastiliardo", a quanto pare una sua invenzione.
Qualcosa però nel racconto non quadra: a detta dei nipotini, il numero complessivo di chicchi di riso sulla scacchiera ammonterebbe a
$$18\,452\,648\,916\,001\,461\,572$$
(18 trilioni e un po'); il numero corretto è invece
$$\sum_{k=0}^{63}2^k = 1+2+4+\ldots+2^{63} = 2^{64}-1 =18\,446\,744\,073\,709\,551\,615$$
(la somma dei primi 64 termini di una progressione geometrica di primo termine $1$ e ragione $2$). L'ordine di grandezza, comunque, è corretto, e immagino che nel 1976 una precisione fino all'unità per un numero così imponente non sarebbe stata per niente scontata.

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